Allarme di Confagricoltura: sono solo costi. Comparto in gravissima crisi
L’agricoltura veneta mette in bacheca altri sette gioielli riconosciuti con certificazione di qualità. Aglio bianco polesano, pesche veronesi, il formaggio Piave, i marroni di Monfenera, l’insalata di Lusia, Recioto e Amarone tra i vini. «Oltre al valore intrinseco, queste produzioni hanno un valore economico che le rende elementi fondamentali della nostra economia, agricola e non – sottolinea il ministro all’Agricoltura Luca Zaia – Le economie che ruotano attorno a questi prodotti sono solo parte del valore aggiunto che portano ai nostri territori».
Per il ministro «sono il volano di economie più larghe che passano attraverso i nostri territori, portando turismo o permettendo ad altri prodotti di uscire dai confini italiani». Parla di «poesia» il governatore del Veneto Giancarlo Galan: «Per me questo prodotti sono autentica poesia de magnifico saper vivere del Veneto, ma con la poesia anche gli auguri di ottimi affari ai poeti e cioè chi li coltiva» dice il presidente della Regione. Ed è proprio sul legame tra il riconoscimento dei marchi di qualità e l’aumento del valore del prodotto che punta la politica.
Strategia che tuttavia non vede del tutto d’accordo il mondo agricolo che si ritrova travolto dalla crisi con un calo degli occupati nel comparto attorno al 17 per cento e un crollo del 20 per cento del reddito agricolo. Confagricoltura questa mattina a Padova ha in agenda un vertice con i 500 quadri dirigenti e il mondo della politica. All’ordine del giorno quella che viene definita la ‘peggior crisi
del settore dal dopoguerra‘ per colpa ‘dell’aumento dei costi di produzione, del calo dei prezzi all’origine e di forti perdite di reddito’. E i marchi di qualità non sembrano la soluzione. «Siamo chiaramente a favore delle certificazioni – spiega Sergio Bucci, direttore di Confagricoltura – ma c’è una certa inflazione. E purtroppo non c’è automatismo tra marchio e redditività del prodotto. Anzi alle volte rappresenta un costo in più per i produttori e non si riesce a trasferire il vantaggio dato dal riconoscimento di qualità sul prezzo finale. Ci dovrebbe essere una maggiore attività di marketing.
Per non parlare poi delle spese per mantenere le strutture dei consorzi di tutela ». Il quadro economico del comparto infatti resta complesso. Coldiretti a questo proposto denuncia un dimezzamento degli stanziamenti regionali dal 2003 al 2008 (da 201 a 127 milioni). Per far fronte alla crisi dell’agricoltura, la Regione ha attivato 100 milioni sotto forma di prestiti agevolati di conduzione a breve termine. «Finora sono state presentate oltre 2.800 domande di agevolazione creditizia per una media di liquidità che si aggira tra i 65 e i 70 mila euro per domanda – spiega l’assessore all’agricoltura e vice presidente Franco Manzato – La richiesta complessiva di contributo regionale sugli interessi si aggira sui 4,5 milioni di euro, rispetto ad una disponibilità di 4 milioni. La graduatoria sarà pronta entro il 22 dicembre»
Marco De Rossi
Fonte: Il Treviso 30.11.2009