ll Passaggio a DOCG non è un elemento trascinante per il vino di Valdobbiadene.
Marca Trevigiana intervista Carlo Caramel, Presidente della Canevel Spumanti SpA
A partire dal primo agosto 2009 tutto il Prosecco è stato protetto a livello comunitario ed internazionale come Denominazioni di Origine Protetta. E’ un riconoscimento che dovrebbe dare valore al lavoro svolto per la valorizzazione e la tutela di un vino che rappresenta l’Italia in tutto il mondo.
Ma qual è la realtà delle varie denominazioni? Quali sono le differenze e come è possibile fare chiarezza per rispettare, promuovere e valorizzare davvero un vino e la sua terra?
Secondo Carlo Caramel, Presidente della Canevel Spumanti SpA, la Marca Trevigiana ha perso il diritto di coltivare il vitigno di Prosecco in esclusiva. Il Prosecco era di Valdobbiadene. Di fatto invece oggi viene prodotto in nove province che comprendono Veneto e Friuli Venezia Giulia, la cosiddetta ‘nuova zona Prosecco DOC’. E’ davvero un passo avanti? Per certi aspetti sembra proprio di no. Vino dei colli e vino di pianura rischiano di essere confusi e trattati con la stessa moneta quando invece sono due prodotti nettamente differenti.
Che fine fa l’originaria zona di Conegliano Valdobbiadene, culla della produzione del Prosecco? Con l’allargamento della zona DOC è stato necessario dare alla zona della Marca un riconoscimento diverso, il tanto decantato DOCG che però, secondo Caramel, non ha nessun valore a livello internazionale ma è soltanto una sigla, tra l’altro incapace di abbindolare il mercato che non ha aggiunto alle uve in questione nessun plusvalore.
Qual è allora la soluzione? Secondo Caramel è assolutamente necessario identificare la DOCG come la zona migliore nominandola con chiarezza e semplicità, senza confondere il consumatore, come in realtà si sta già facendo. Per fare questo l’unica strada è chiamare la zona in questione con il nome proprio di territorio, un nome che vochi il vitigno che da anni le è associato. Valdobbiadene DOCG. Niente altro. Vini diversi quindi, ma differenziati per la zona di origine e produzione: Prosecco DOC, Valdobbiadene DOCG, Cartizze DOCG.
Dire Prosecco ormai è dispersivo. Occorre distinguere e promuovere per valorizzare la capacità di fare, di produrre, di proporre. Differenziare per esaltare i veri valori qualitativi.
